problemi di allergie e intolleranze: quando il problema diventa ciò che dice il medico …

Girando per internet, all’indirizzo http://www.repubblica.it/salute/esperti/allergologia/2012/10/05/news/allergologia_l_intolleranza_al_grano-43929780/   troviamo questa domanda e la relativa risposta data dal professor Guido Marcer,  responsabile del servizio di Allergologia del dipartimento di Scienze Cardiologiche, Toraciche e Vascolari – Medicina del lavoro dell’università di Padova.

La diagnosi di intolleranza al grano

spighe di grano

Domanda - Mi è stata diagnosticata un’intolleranza al grano e il medico mi ha detto che posso mangiare tranquillamente alimenti contenenti farina di frumento in quanto sarebbe mais. In rete, invece, per frumento si intende il grano. Chi ha ragione?

pannocchia di mais . Dal mais si ottiene la polenta.



Risposta
 - Grano e frumento sono effettivamente sinonimi. Il problema è un altro. Se “l’intolleranza” è stata diagnosticata tramite un test di ricerca degli anticorpi che causano allergia (le IgE specifiche) si tratta probabilmente di un’allergia crociata con i pollini di graminacee. In questo caso i sintomi sono respiratori: raffreddore o asma respirando la farina (se lei di mestiere fa il panettiere o il pizzaiolo). Non ci sono, invece, in genere problemi assumendo farinacei con la dieta: con la cottura le proteine che causano allergia vengono rese inoffensive. Se, invece, la diagnosi di intolleranza è stata fatta con un test alternativo, in farmacia, erboristeria, ecc. o tramite il dosaggio di IgG specifiche non c’è da preoccuparsi: non si tratta né di allergia né di intolleranza, poiché questi test non sono attendibili. In entrambi i casi può mangiare pasta e pane senza problemi. Se assumendo farinacei lamenta gonfiore addominale o difficoltà digestive, la causa va ricercata nella qualità delle farine usate e nella corretta lievitazione. Quindi il problema sta nel cuoco.

Come si vede, sembrerebbe che il medico curante di chi fa la domanda non sappia neppure la differenza tra grano e mais che è come dire che pane e polenta sono la stessa cosa. Ma ammettiamo pure che sia il paziendte a non aver capito e ad aver riportato male quello che il suo medico gli ha detto.

Più preoccupante è invece quanto risposto dal Professore dell’Università di Padova secondo il quale l’allergia se mai ci fosse sarebbe dovuta “al polline delle graminacee, i test IgG non sono attendibili“e quindi “ non si tratta né di allergia né di intolleranza, poiché questi test non sono attendibili. In entrambi i casi può mangiare pasta e pane senza problemi”. Fin qui il parere del professore che però non chiarisce se il grano o la farina e i prodotti derivqati possano dare problemi e se, magari, la celiachia sia da considerarsi anch’essa un non problema o al contrario esca dalla casistica illustrata.

Ma, detto un tanto, la conclusione è quanto meno stupefacente:”Se assumendo farinacei lamenta gonfiore addominale o difficoltà digestive, la causa va ricercata nella qualità delle farine usate e nella corretta lievitazione. Quindi il problema sta nel cuoco.”

Ogni commento è superfluo, poichè il professore dovrebbe spiegare in che modo le farine possano far gonfiare la pancia e che cosa centri la lievitazione. Infine, e non da ultimo, cosa c’entra il cuoco ?

Ma se uno scrive cose di questo tipo dovrebbe perlomeno dimostrare che siano fondate.

A questo punto è leggittimo chiedersi se, dopo aver messo in discussione la fiducia verso il cuoco o il fornaio, non sia anche il caso di mettere in discussione quella nei confronti di una classe medica che troppo spesso le cose o le dice male o ne parla senza sapere di che parla. C’è solo da sperare che lo stesso non valga per il suo mestiere…

 

 

 


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